Vegetazione e cambiamenti climatici

 

Un equilibrio in trasformazione

Il clima della Terra è sempre cambiato, ma oggi assistiamo a un riscaldamento molto rapido, causato dall’aumento della concentrazione di gas serra in atmosfera e quindi dall’uomo. Le aree montane, e soprattutto le alte quote, sono tra le più colpite. Qui l’aumento delle temperature è più marcato che nei fondovalle e le piante sono costrette a migrare verso l’alto per sopravvivere.

1

Microclimi in pochi metri

Le condizioni ambientali possono cambiare salendo di quota, anche spostandosi di pochi metri. I versanti esposti a sud sono caldi e secchi, quelli rivolti a nord più freschi e umidi. Anche la morfologia del terreno influisce: nelle conche la neve può persistere per gran parte dell’anno, mentre crinali e pendii ventosi rimangono spogli.

Un fragile patrimonio naturale

Ogni specie racconta una storia di resistenza ed evoluzione. In questo ambiente estremo, la vegetazione alpina rappresenta un fragile ma straordinario patrimonio naturale, che ci invita a osservare con attenzione i segnali del cambiamento climatico.

Strategie di adattamento sorprendenti

Per adattarsi a questo ambiente mutevole la flora alpina ha trovato soluzioni straordinarie.

I salici nani (Salix reticulata, S. retusa, S. serpillifolia) si sviluppano come piccoli arbusti striscianti, consolidano il terreno e contrastano l’erosione.

L’alisso alpino (Androsace alpina) è una pianta erbacea che riesce a fiorire fino a 4.200 metri, tra rocce e detriti glaciali.

La cassiope meridionale (Loiseleuria procumbens) cresce in ambienti ventosi grazie a radici profonde e forma cuscinetti compatti e resistenti.

La soldanella alpina (Soldanella alpina) spunta da sotto la neve e deve completare il ciclo vitale in poche settimane, prima che torni l’inverno.

Il pino cembro (Pinus cembra) e il larice europeo (Larix decidua) segnano il limite superiore del bosco: il primo è sempreverde e resiste al gelo estremo, il secondo perde gli aghi per proteggersi dal freddo.

Il ranuncolo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis) tollera la formazione di ghiaccio nei petali grazie alla presenza di alcol glicolico, una sorta di “antigelo naturale”.

Foto Ronald Oberhofer – Parco nazionale dello Stelvio