Marmitte e mulini glaciali
I tunnel nascosti dell’acqua
Quando la neve si scioglie in superficie e l’acqua penetra nelle crepacciature di un ghiacciaio, inizia un viaggio sorprendente. L’acqua scorre con forza, trasportando sabbia e blocchi di roccia, e scava nel ghiaccio come un trapano naturale. Così si formano i mulini glaciali (Gletschermühlen): pozzi verticali che possono raggiungere diametri fino a 20 metri e profondità di centinaia di metri. Spesso presentano forme a spirale o cavità intrecciate, scolpite dal moto vorticoso dell’acqua.
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Il loro ruolo è cruciale: convogliano rapidamente l’acqua di fusione verso il fondo del ghiacciaio, influenzando il flusso idrico interno e persino la velocità con cui il ghiaccio scivola sul suo letto roccioso. Quando le acque si accumulano in queste cavità, la pressione interna aumenta enormemente. Un serbatoio che cede può liberare torrenti sotto pressione pari a decine di bar, con flussi che variano da poche ore a diversi giorni.
Quando l’acqua raggiunge la roccia, il suo vortice genera altre forme spettacolari: le marmitte glaciali (Gletschertöpfe). Queste cavità, cilindriche o a scodella, si formano dove i flussi incontrano ostacoli, creando mulinelli che erodono il substrato roccioso con velocità che possono toccare i 200 km/h. Le dimensioni variano da pochi centimetri a diversi metri, e molte risalgono all’ultima glaciazione.
Un tempo si pensava che queste forme derivassero dal movimento rotatorio di grandi massi intrappolati nel ghiaccio. Oggi sappiamo che è l’acqua stessa, con la sua energia e i detriti che trascina, la vera scultrice di questi straordinari paesaggi.
Porta glaciale